La Bursa albanese

Bursa albanese

La Bursa albanese

Condividi

La Bursa, in Turchia, si chiama “Bursa Arnavut Çakısı“  ovvero “coltello albanese di Bursa” 

Per chi non lo sapesse all’incirca 6 milioni di albanesi risiedono nei Balcani ma solo la metà in Albania, il restante sono suddivisi tra Kosovo, Montenegro, Macedonia, Grecia, e, in misura molto minore, negli altri paesi. 

Circa 1,5 milioni sono, invece, gli Albanesi che risiedono nel resto d’Europa, la maggior parte in Italia.

Fuori dall’Europa il paese di maggiore numero è la Turchia.

A Prizren, in Kosovo, si fabbricava originariamente questo tipo di coltelli che sono arrivati proprio con un Kosovaro, tale Suleyman, a seguito della diaspora del ’92, a Bursa in Turchia.

Bursa, è una è una città della Turchia di attualmente 1 854 000 abitanti situata a sud del Mar di Marmara e appoggiata alle pendici del Monte Uludağ e corrisponde, in questo senso, alla Toledo spagnola o alla Maniago, Frosolone, Scarperia Italiane.

Proprio come queste località, a Bursa si producono coltelli “regionali” a seconda dell’ordine commissionato, l’albanese , il balcanico, il cretese etc.

Di conseguenza Bursa non è il termine corretto per definire un coltello, e la stessa parola si ritrova punzonata sulla lama di moltissimi coltelli provenienti dall’Albania dalla Grecia, in tutta l’area di influenza turca prima dell’inizio della prima guerra mondiale. 

Ricordiamo infatti, come precedentemente scritto, che la Bursa, in Turchia, si chiama “Bursa Arnavut Çakısı“ ovvero “coltello albanese di Bursa”.

E’ pur vero, però, che lo stesso nome della città è diventato sinonimo del coltello tradizionale albanese corrispondente.

Un po’ come avvenuto con il termine Frosolone o (vero) Campobasso. 

Bursa albanese coltello

Il manico di questo coltello con la caratteristica decisa curva dorsale è realizzato quasi sempre in corno di montone

Sulla lama appare il punzone dell’artigiano e a volte delle “stelline” che ne identificano la misura.

Di questo modello si è azzardato qualche influenza con il “vernantin” visto che in Albania le popolazioni di Dronero vi acquistavano le acciughe. 

Realizzato perpendicolarmente sulla costa della lama di entrambi i modelli vi è un dischetto, chiamato “Broca”, che va ad incastrarsi in apertura sul dorso del manico in un intaglio rettangolare.

Questa tipologia di fermo permette di bloccare la lama in posizione aperta ed evitare di richiudersi quando viene impugnato premendo con il pollice proprio su questo bottoncino.

Sembra che il “sistema” in comune della “broca” sia arrivato dalla Francia, in epoca non precisata.

Come sia nato in Francia, non è certo, se da ideazione indipendente o se si siano ispirati ai modelli Ottomani.

Certo è che le lame a scimitarra spagnole e francesi sono ispirate a modelli moreschi.

Può essere che i francesi abbiano copiato anche il tipo di fermo, tanto tempo fa realizzandolo senza il foro nella “broca”, che agli orientali serviva per passarci un laccetto ed appenderlo alla cintura poiché non avevano abiti con le tasche.

Vuoi saperne di più sui coltelli internazionali? Ecco una lista con i nostri articoli sull’argomento


Preferisci i coltelli italiani?

Condividi
Passione Lame

1 comment so far

Lorenzo PasquiniPosted on3:30 pm - Dic 30, 2019

Interessante approfondimento. Esaminare forme e storia di coltelli esteri limitrofi è essenziale per lo studio dei nostri, ed in questo senso i Balcani hanno finalmente trovato giustizia.

Leave a Reply