Coltelli militari

Stiletto da trincea francese

Stiletto da trincea francese

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Agli albori del XX secolo era ormai chiaro che sarebbe scoppiato un conflitto sul suolo europeo.

L’idea che fosse necessaria “una guerra per porre fine a tutte le guerre” trovava sempre maggior consenso all’interno delle corti, dei parlamenti e dei regimi militari europei e non.

Gli strateghi  dell’epoca immaginavano che tale conflitto sarebbe stato di scala limitata, piuttosto rapido e con un modesto tributo in termini di vite umane.

Si sbagliavano di grosso, ben presto il conflitto assunse le caratteristiche di un logorante massacro di dimensioni mondiali.

La prima guerra mondiale è stata definita non a torto l’ultima delle guerre antiche o la prima delle moderne e gli equipaggiamenti dei soldati lo dimostrano.

Per tutta la durata del conflitto, anche quando la produzione bellica raggiunse il suo apice,  in tutti gli eserciti coesisteranno accanto alle armi d’ordinanza le dotazioni private, alcune di realizzazione artigianale.

In questo senso le armi bianche, ed in particolar modo i pugnali , rivestono un ruolo di primo piano.

Ben presto i soldati si accorsero che le lunghe baionette, le uniche armi bianche di cui erano dotati individualmente, male si adattavano all’uso in combattimento all’interno delle trincee e furono costretti a trovare delle soluzioni di ripiego.

Le alternative alle dotazioni ufficiali erano tra le più varie e la scelta dei militari  dipendeva da vari fattori,  dalla disponibilità economica, dalla cultura di provenienza, dalla maggiore possibilità di approvvigionamento sul campo di questa o quell’arma.

Rimanendo nel campo delle armi da punta e da taglio, si va dalle daghe/pugnali da presentazione per gli ufficiali più facoltosi, ai Nickermesser da caccia di area germanica, ai coltelli tradizionali italiani, fino a delle armi di produzione artigianale che potevano essere realizzate in trincea o nelle botteghe limitrofe al fronte.

Coltello tedesco Nickermesser da caccia
Nickermesser: coltello tedesco da caccia di pregevole fattura

Quando finalmente i comandi si accorsero della carenza, iniziarono a promuovere la realizzazione industriale di pugnali per uso bellico.

Inizio’ quindi una corsa da parte delle potenze belligeranti per dotare i propri soldati, nella maggior numero possibile,  di un’arma da fianco individuale.

Spinti dall’emergenza spesso si ricorse a delle soluzioni discutibili, se non addirittura farsesche, tra le quali ricordiamo la fornitura di coltelli da salumiere da parte dell’esercito francese, coltelli detestati dai soldati, troppo deboli e che in alcuni casi erano perfino sprovvisti di punta.

Ben presto inziarono però a diffondersi anche armi efficaci che trovarono un buon riscontro e che sarebbero rimaste per molti anni un punto di riferimento per le dotazioni dei soldati, ad esempio lo Sturmesser austriaco, le diverse tipologie di Grabendolch tedeschi, il pugnale italiano da ardito, il coltello da trincea americano modello 1917, e le diverse tipologie di pugnali francesi.

Pugnale Grabendolch modello Demag
Grabendolch modello DEMAG
Pugnale francese "Le Vengeur"
Pugnale francese “Le Vengeur

In particolar modo francesi e tedeschi furono tra i più prolifici nella realizzazione industriale di pugnali di varia foggia.

Tuttavia, anche quando la diffusione di tali armi divenne estesa, senza mai essere però  capillare, le dotazioni private realizzate artigianalmente non sparirono del tutto, anzi rimasero presenti per tutta la durata del conflitto.

Il livello qualitativo di tali realizzazioni ovviamente era il più vario, si andava dai rozzi stiletti ottenuti mediante forgiatura, effettuata in trincea, dei chiodi da carpentiere, ai pugnali più ricercati prodotti su commissione.

Quest’ultimo è il caso dell’esempio oggetto dell’articolo.

Lo stiletto qui rappresentato è di produzione artigianale, la lama di forma cruciforme è ricavata da una baionetta del fucile francese Lebel 1886.

Il manico è in un’unica fusione di bronzo, ed è dotata di un paramano dotato di nocche che può fungere anche da tirapugni.

Sono presenti due guardie all’elsa e sul codolo, il codolo stesso ove per brasatura è annegata la lama, realizzato a mo’ di sperone, costituisce un’ulteriore arma da botta.

Una zigrinatura  a losanghe migliora il grip del manico.

La pregevole fattura, il livello di delle finiture, la robustezza e le forme eleganti,  fanno  pensare ad una dotazione, quasi sicuramente francese, concepita per un ufficiale facoltoso, realizzata in una bottega specializzata.

Le linee generali, la forma della lama, della guardia e del codolo ricordano molto il pugnale americano M1917.

Pugnale americano da trincea M1917
Pugnale americano da trincea M1917

Tuttavia da questo si differenzia per la lunghezza della lama che è assai più corta nel pugnale americano.

L’esemplare in questione presenta infatti caratteristiche che ricordano anche le armi per la scherma da sala europea.

Probabilmente l’esemplare in questione è una rivisitazione del pugnale americano in chiave francese.

Dimensioni e peso: lunghezza totale 42 cm, lama 28 cm, peso 500 grammi circa. 

stiletto francese da trincea

Ringraziamo Alberto Benetazzo per l’interessante articolo e le foto.

E tu cosa ne pensi? Hai altre informazioni sullo stiletto francese da trincea o foto da mostrarci?

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Un guerriero indiano con un tomahawk

Il Tomahawk, l’accetta da battaglia dei Nativi Americani. 

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Il Tomahawk è l’ascia da battaglia, ovvero un’ascia appositamente realizzata per un utilizzo bellico e non lavorativo, dei Nativi americani.

In realtà il termine è improprio, essendo il tomahawk, un’accetta.

L’ascia è uno strumento per la lavorazione del legno con la lama perpendicolare al manico.

Essendo tipico dei carpentieri  da qui ne deriva il nome di “maestro d’ascia” con cui questi abili artigiani erano conosciuti nell’ambito delle costruzioni navali ed edili

L’accetta al contrario ha come la scure la lama parallela al manico. 

La parola deriva dal francese “hachette”, diminutivo di “hache” (scure). 

Di conseguenza l’accetta non è altro che la versione compatta della scure, dalla quale si differenzia per l’utilizzo con una sola mano. 

Il termine, Tomahawk, è l’esatta traslitterazione in inglese del termine utilizzato dagli Algonchini della Virginia da cui i bianchi ne sentirono parlare per la prima volta.

Il nome, che deriva dai termini tamahak, tamahakan o otomahuk (“abbattere”), è l’esatta traslitterazione in inglese del termine utilizzato dagli Algonchini della Virginia.

Gli Algonchini rappresentano un ‘insieme di tribù di nativi americani incontrati  in Canada dai Francesi al tempo dei primi insediamenti e sono ancora oggi, seppur collocati in alcune riserve dell’Ontario e del Québec, i più numerosi.

Un guerriero Pawnee con la sua scure
Un guerriero Pawnee con la sua scure

Prima della colonizzazione la testa del Tomahawk veniva realizzata con un semplice pezzo di pietra lavorata adeguatamente.

Successivamente all’arrivo degli Europei e con il conseguente avvio di relazioni commerciali e  scambi di conoscenze, iniziarono ad essere utilizzati esclusivamente ferro o ottone dopo averli convinti della bontà del prodotto e della sua evidente maggiore efficacia.

I nativi americani pre-contatto mancavano della tecnologia per la forgiatura a caldo del metallo, quindi i tomahawk non erano dotati di teste di ascia in metallo fino a quando non venivano ottenuti dal commercio con gli europei. 

Classico Tomahawk con la testa di pietra
Classico Tomahawk con la testa di pietra

I pellerossa ci misero poco a capire la convenienza delle teste metalliche. In confronto a quelle di pietra erano molto più resistenti e affilate. Il manufatto finale inoltre risultava più leggero e bilanciato.

Le teste però erano già preparate dagli artigiani Europei o dai coloni e si basavano su accette in uso sulle imbarcazioni della Royal Navy (la marina militare Britannica). 

La forma di questa ascia utilizzata in Gran Bretagna risale alle invasioni dei Vichinghi.

Nei territori di colonizzazione Francese invece, le teste metalliche assunsero forme simili alle asce usate in Francia e denominate Francisca o Francisque .

In verità, il tomahawk fu utilizzato per moltissimo tempo anche dai coloni bianchi Europei per il fatto che aveva diversi pregi, tra i quali il prestarsi ottimamente ad essere lanciato.

Tutt’oggi il lancio del Tomahawk viene praticato in America del Nord durante le rievocazioni storiche del periodo espansionistico degli Imperi Europei.

Un guerriero con un tomahawk con testa metallica e ornata
Un guerriero con un tomahawk con testa metallica e ornata

Il manico era solitamente di una lunghezza inferiore ai 60 cm e veniva realizzato con lengo di Carya.

E’ un legname duro, di colore bruno-giallastro. La sua resina è densa e appiccicosa. 

Oggigiorno è di difficile reperibilità. La sua quasi scomparsa è dovuta al disboscamento indiscriminato degli ultimi anni.

Il peso della testa poteva variare tra i 250 e i 550 grammi. 

La lama non era più lunga di 10 centimetri e alla sua estremità opposta poteva esserci un piccolo martello o una punta.

Nel National Museum Of The American Indian di N.Y. e negli altri musei dedicati all’arte indigena ne vengono conservati moltissimi esemplari. Per la maggior parte con testa metallica e nelle foggie descritte.

Per i tomahawk in pietra veniva utilizzata la steatite meglio conosciuta come pietra saponaria. Alcuni di questi utilizzati per i rituali erano scolpiti.

La steatite è diffusa quasi dappertutto e venne utilizzata per le sue peculiarità quali la facilità di modellarla con strumenti relativamente semplici, quella di pulirla e levigarla oltre che alla sua durabilità  da ogni popolo per scopi differenti. Opere in steatite sono state rinvenute nelle tombe dei faraoni, negli igloo del nord, nei templi e palazzi della Cina e dell’India e in quasi ogni angolo del globo.

Esemplare di tomahawk-pipa con lama metallica e ornamenti tribali
Esemplare di tomahawk-pipa con lama metallica e ornamenti tribali

Gli europei produssero esemplari indifferentemente in pietra che in metallo con il manico cavo e una pipa integrata nella testa bella quale venivano comunemente bruciate per essere fumate salvia e graminacee, oltre al tabacco.

una descrizione di questo tipo di tomahawk si trova nel Romanzo di Herman Melville, Moby Dick. Si tratta dell’arma del buon selvaggio Queequeng.

Questi avevano un alto valore simbolico essendo integrato nel medesimo manufatto sia “l’ascia di guerra” quanto al suo opposto una sorta di “Calumet della pace”. Il quale veniva usato per celebrare importanti riti e in particolar modo trattati di pace e alleanze.

Le accette venivano poi ornate con le più conosciute e usuali forme artistiche delle differenti tribù di appartenenza.

Un tomahawk e alcuni dettagli
Un tomahawk e alcuni dettagli

Come abbiamo già esposto precedentemente il tomahawk era per lo più uno strumento atto ad offendere.

Poteva essere lanciato con discreta precisione da una buona distanza e inoltre era silenzioso oltre che estremamente risolutivo.

Vi era però anche un uso non bellico. Essendo usato per il taglio del legname o per la sagomatura dei lunghi pali utilizzate per i tipì (in inglese teepee o tepee), le tende utilizzate dagli Indiani delle grandi pianure Nordamericane.

Campo della tribù Arapaho. Da notare l’uomo col pettorale vicino al tepee con in mano il tomahawk-pipa.
Campo della tribù Arapaho. Da notare l’uomo col pettorale vicino al tepee con in mano il tomahawk-pipa.

Con la stessa forma e dimensioni del tomahawk, gli Indiani realizzavano anche le terribili mazze da guerra, in cima alle quali fissavano pezzi di pietra o corna di cervo fissate con strisce di cuoio grezzo. Il manico era sempre in legno.

Una mazza da guerra
Una mazza da guerra

Alla fine del 18 ° secolo, l’esercito britannico produsse tomahawk come arma e strumento, per le loro truppe coloniali durante la Guerra d’indipendenza americana (1775–1783). 

L’esercito Statunitense ha iniziato a dotare i propri militi con una versione moderna del Tomahawks sviluppata dall’ex US Marine Peter LaGana, a partire dalla guerra del Vietnam.

Il suo utilizzo era principalmente per sfondare porte ma anche come arma per scontri ravvicinati.

Vietnam tomahawk
Vietnam tomahawk

Oggi questi moderni tomahawk hanno guadagnato popolarità essendo stati rimessi in commercio dalla American Tomahawk Company all’inizio del 2001 e grazie a una collaborazione con il produttore di coltelli personalizzati Ernest Emerson di Emerson Knives, Inc. 

Naturalmente sono state apportate delle soluzioni adeguate ai tempi, il più importante dei quali è il manico in materiale sintetico

Un identico “tomahawk vietnamita” con manico in legno è prodotto oggi dalla Cold Steel.

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7 esemplari di cuervo cileno di diversi formati e dimensioni

Il Cuervo cileno

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Il Cuervo Chileno prima di essere un’arma tradizionale dell’ esercito Cileno, protagonista della Guerra della Confederazione (1836-1839) e della Guerra del Pacifico (1879-1884), è un coltello che ricorre frequentemente nella storia, nella letteratura e nel folclore del Cile.

Tradotto dallo spagnolo, “Cuervo” deriva dall’aggettivo “Corvo” che letteralmente significa “che ha una forma curva, arcuata”.

Le sue origini sono incerte, risalendo addirittura alla colonizzazione spagnola avvenuta nella metà del Cinquecento.

Citato per la prima volta nel poema epico “La Araucana“, (scritto nel 1569 dallo spagnolo A. De Ercilla), probabilmente “il Corvo” arrivò nel Nuovo Mondo al fianco dei Conquistadores spagnoli, che durante la guerra contro i Mori avevano avuto modo di apprezzare le indubbie doti della Jambiya, tradizionale coltello arabo con la lama fortemente ricurva, (ancora oggi accessorio d’abbigliamento maschile yemenita) tanto da produrne una loro versione.

Secondo altre fonti, meno attendibili delle precedenti, il coltello sarebbe stato, invece, concepito dai Mapuche, i nativi cileni che al momento del loro contatto con i Conquistadores ignoravano la tecnica metallurgica, ma di cui si impossessarono immediatamente con successo.

I “Cuervos antichi” di cui esistono varie versioni, pur mantenendo alcune similitudini principali, si differenziano notevolmente da quelli militari.

Ci sono molti riferimenti al suo uso durante il periodo coloniale in duelli e rivolte, motivo per cui durante il governo di Jauregui (1634) fu proibito il trasporto di armi bianche. 

Ci sono anche notizie sul suo uso prima della “Guerra d’indipendenza” (1810), una delle quali, è quella sottolineata da Carlos López Urrutia, nel suo libro “La guerra del Pacifico“. 1879-1884 ”(Ed. Ristre, 2003):

“Il famoso corvo cileno non era un’arma militare, ma veniva solitamente utilizzato da lavoratori agricoli e minatori, in quanto è uno strumento molto utile per lo svolgimento del loro lavoro”

Il primo massiccio uso militare avvenne durante la Guerra contro la Confederazione Perù-Boliviana (1836-1839), dove i cittadini Cileni lo indossavano tra la cintura e il corpo come un coltello di utilità e autodifesa.

Non essendo parte del abbigliamento ufficiale dell’esercito, allo stesso modo fu usato durante “le campagne di terra” della Guerra del Pacifico, conflitto armato in cui il suo uso come arma militare fu saldamente consolidato in gloriose azioni eroiche come Pisagua, Asalto e Toma del Morro de Arica, Chorrillos e Miraflores, diventando una leggenda, e causando terrore e paura nelle truppe avversarie.

Il corvo era indossato in vita, sul lato sinistro e con il bordo rivolto verso il basso, alcune persone lo usavano con un fodero e altri senza. 

soldato che indossa in vita sul lato sinistro della cintura un esemplare di cuervo cileno
Sottotenente José L. Herrera Gandarillas con un coltello corvo alla cintura (Antofagasta, 20 Febbraio 1879).

La sua fabbricazione era un processo interamente artigianale, forgiato da un maestro maniscalco o dal suo stesso utente. 

La lama che terminava curva aveva il codolo ed indifferentemente lo spessore dei due non era più di 5 mm. 

La finitura del manico poteva essere costituita da diversi anelli di differenti dimensioni, posizionati successivamente con materiali che dipendevano dal potere d’acquisto di ogni persona. 

Ecco spiegata la ragione per cui vi siano vari design e forme di questi coltelli.

Non esiste, infatti, un design uniforme, non essendo stata un’arma prodotta in serie.

7 cuervi cileni di diversi formati

A partire dagli anni ’70, la FAMAE (Fabrica y Maestranza del Ejército) attraverso la sua controllata Andes SAM, ha iniziato a produrli in serie. 

Quindi furono raggiunti due modelli ufficiali:

  • Il “Corvo Comando“, con una curvatura di 90. 
  • Il “Corvo Atacameño” (originario dell’Atacama”, regione mineraria del Nord del Cile) con una curvatura di 45 ° adottata dall’intera armata del Cile. 
Corvo comando e corvo Atacameño

In questo modo il “cuervo”, da una storia sempre frammentata, finì per essere l’arma più rappresentativa dell’esercito cileno, simboleggiando anche il Popolo cileno e la sua figura “riottosa” nel corso della storia, dai tempi della conquista spagnola fino ai giorni nostri.

esemplare di corvo cileno a doppio filo con fodero
Corvo a doppio filo fabricato dalla FAMAE per L’Esercito Cileno (fanteria).
moderna interpretazione del corvo della toscana Extrema Ratio
Moderna interpretazione del Corvo da parte della casa Toscana “Extrema Ratio”

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