Coltelli d’Italia, rituali di violenza e tradizioni produttive nel mondo popolare

Coltelli d’Italia, rituali di violenza e tradizioni produttive nel mondo popolare

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Autore: Giancarlo Baronti 

Copertina flessibile: 267 pagine 

Editore: Franco Muzzio Editore 

Data di Prima Pubblicazione: 1986

Ripubblicato nel 2008

Coltelli d'Italia opera
Coltelli d'Italia, rituali di violenza e tradizioni produttive nel mondo popolare

In copertina (dall’alto in basso):

Coltello ottocentesco usato come dono di fidanzamento, a quattro scrocchi con manico di corno nero fittamente intarsiato di scudetti in ottone e di occhi in osso bianco, lama a costa smerlata decorata con incisioni.

Coltetto ottocentesco della camorra napoletana, ferrato a molla semplice, con il manico intarsiato in ottone.

Coltello siciliano ottocentesco a molla piatta e tallone forzato, fornito di lama triangolare acutissima e di manico incamiciato in ottone.

Un’opera imprescindibile per gli amanti dei coltelli

Questo libro, di facile lettura non deve mancare in nessuna biblioteca di un appassionato di coltelli in genere. Ottima la qualità della copertina e della carta.

“Coltelli d’Italia” è il primo testo e con tutta probabilità -pur con tutti i suoi limiti dovuti all’esserne pioniere- a tutt’oggi il migliore, dedicato ai coltelli italiani a serramanico.

Una pubblicazione che ha fatto un pezzo di storia riguardo alla comprensione e alla diffusione della conoscenza delle armi bianche e alle tradizioni ad esse legate.                                                                                              

Dato il background dell’autore, esso non si limita ad indagare scrupolosamente i pur ricchi e finora inesplorati aspetti della produzione materiale nel corso dei secoli appena trascorsi, ma affronta pienamente anche le profonde implicazioni sociali e culturali che il coltello ha assunto e per lungo tempo ha mantenuto in Italia attraverso gli usi, i costumi e le leggi. L’edizione del 2008 è attualmente l’unica reperibile dato che la prima edizione del 1986 è esaurita da decenni.  Purtroppo per mancanza di tempo va tenuto conto che G. Baronti l’ha riproposta identica, rinunciando a rimetterci le mani per correggere le attribuzioni che in seguito si sono dimostrate inesatte, quindi a volte va presa con cautela.                            Unica pecca dovuta all’aggiornamento dei tempi, sono le foto in non altissima definizione e a volte di difficile godimento per via delle dimensioni ridotte. Speriamo che prima o poi il Prof. Giancarlo Baronti si prenda la briga di mettere mano a una riedizione con correzione ai testi e fotografie aggiornate.

Indice dell’opera

Introduzione

Uomini e coltelli

Parte prima. La cultura del coltello

1. Le radici del coltello. Premessa. Il patto fra uomo e coltello. La morte della festa. L’egemonia culturale e la penetrazione sociale dell’ideologia dell’onore. Le basi economiche e sociali dell’illusione della libertà. La legislazione sulle armi e l’emergenza residuale del coltello. Fino all’ultimo sangue

2. L’ora del coltello. La notte, l’osteria, il gioco, la morte. La ricerca dei coltelli.

3. L’avventura del coltello. Premessa. La nazione barbara. L’eversione del coltello. Una irresistibile ascesa. Un’inaspettata e imprevedibile fine. L’ultima legge sul coltello: un superfluo epitaffio

Parte seconda. La materia del coltello

1. La materia del coltello. Premessa. La bottega del coltellinaio. Il lavoro del coltello. Le leggi del coltello.

Parte terza. Il paese dei coltelli

Introduzione

1. L’Italia nord-occidentale

2. La Lombardia

3. L’Italia nord-orientale

4. L’Italia centro-settentrionale

5. L’Italia meridionale

6. Una città dei coltelli: Roma

7. Calabria e Sicilia

8. La Sardegna

Parte quarta. Lo spessore del coltello

1. I coltelli d’amore

2. I coltelli magici

3. Coltelli criminali

Glossario

Termini tecnici utilizzati dai coltellinai per denotare le parti che compongono il coltello e le loro diverse fogge

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Alla versatilità insita nelle potenzialità formali e materiche dell’oggetto, nel nostro Paese si è unita un’ulteriore valenza: il coltello è stato il segno crudelmente e ferocemente esibito di una radicata e diffusa violenza, l’emblema di una frammentata ma pullulante aggressività, il vessillo di una concitata istanza senza progetto né fine, ma caparbiamente tesa a definire gli spazi quotidiani di una libertà pratica, organizzata intorno a un rigido e insofferente egocentrismo, a un borioso risentimento, alla rabbiosa quanto effimera vendetta e ritorsione.

“Spada del popolo” è stato romanticamente definito il coltello, ma una spada, un’arma che ha per lungo tempo significato la divisione e l’atomizzazione del popolo in tanti individui isolati, fulmineamente estratta a definire, nella calca rumorosa della festa, della fiera e dell’osteria, la sordida questione di gioco, a rintuzzare la futile provocazione verbale, a lavare nel sangue presunti e improbabili oltraggi.

Durante buona parte del secolo scorso nelle regioni centro-meridionali del Paese, non c’è uomo del popolo che nel proprio coltello, accuratamente scelto, soppesato e provato al momento dell’acquisto, non veda oltre all’utile e versatile strumento del lavoro e delle mille incombenze quotidiane, il segno tangibile della propria umana e virile consistenza, della dignità e dell’orgoglio personali. Tale “spessore” del coltello ha costantemente interagito con gli aspetti della sua produzione materiale: la storia o meglio si potrebbe dire il destino dei coltelli italiani e dei loro fabbricanti è intimamente correlata a questo lato oscuro, alla ridondanza e complessità di significato che l’oggetto ha assunto nel corso del tempo, nella cultura del nostro Paese. Le leggi restrittive sulla fabbricazione, sulla detenzione e sul porto dei coltelli, indotte dal crescente e incontenibile aumento dei reati di sangue, oltre a provocare, nel corso del secolo XIX, ripetuti mutamenti di foggia degli oggetti, hanno anche determinato la scomparsa di molte comunità artigiane, da secoli dedite alla lavorazione dei ferri taglienti…

L’autore: Giancarlo Baronti

Professore di Storia delle tradizioni popolari presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università degli studi di Perugia. 

Già direttore del Dut (Dipartimento uomo & territorio)  è uno dei più grandi esperti del personaggio di S. Antonio abate. E’ anche uno dei maggiori collezionisti di libri, scritti nelle principali lingue del mondo, intorno a questa interessante figura. 

Dal giugno 1987 al giugno 1996 ha ricoperto l’incarico di direttore scientifico del Centro di ricerca e documentazione sull’artigianato dei ferri taglienti di Scarperia (Fl). Dal settembre 1993 ricopre l’incarico di direttore scientifico del Museo della pesca del Lago Trasimeno di San Feliciano (Magione, PG) del quale ha curato, in collaborazione con l’A.L.L.I. (Atlante Linguistico dei Laghi italiani), l’allestimento della nuova sede. Dal dicembre 2002 ricopre l’incarico di presidente del Centro di documentazione delle tradizioni popolari di Città di Castello.

Attività scientifica

L’attività di ricerca scientifica si è progressivamente orientata verso l’analisi dei processi culturali connessi alle dinamiche del controllo sociale e della criminalità nella nostra società, sia in epoca moderna sia in epoca contemporanea.

Dal 1995, nell’ambito di una ricerca finanziata dal C. N. R. (Strumentazione metodologica e tecnica per la catalogazione/schedatura di oggetti del patrimonio popolare tradizionale riferito alla protezione magico-religiosa di persone e beni) e per incarico dell’Istituto di Etnologia e antropologia culturale cui afferiva prima dell’istituzione del Dipartimento Uomo & Territorio, ha provveduto alla catalogazione e alla schedatura informatica della collezione di amuleti raccolta, tra fine Ottocento e inizi Novecento, da Giuseppe Bellucci e conservata presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria di Perugia. Nel luglio 2000 ha curato l’esposizione permanente di oltre duemila oggetti di provenienza italiana, che costituiscono la parte più importante della collezione.

2008: vent’anni dopo

Quando, nei primi mesi del 1986, scrivevo l’introduzione al libro notavo che le vetrine delle coltellerie italiane luccicavano di lame che niente avevano a che fare con i modelli tradizionali del nostro Paese ma si rifacevano direttamente a modelli statunitensi, francesi o tedeschi: i modelli tradizionali italiani oramai straziati da manici di plastica e lame di infima qualità si trovavano a poche lire solo sui banchetti dei mercati e delle fiere paesane. Anche gli studi e le ricerche di carattere tecnico o storico-culturale provenivano esclusivamente da altri paesi, in modo particolare dalla Francia. La situazione è profondamente cambiata: dopo una lunga parentesi di grigiore e di stanchezza oggi nei tradizionali “paesi dei coltelli” si producono di nuovo coltelli di ottima qualità. Superata la fase del rifiuto del cattivo passato, giustamente ricordato come una sorta di damnatio ad metalla, si sta provvedendo alacremente, incoraggiati da una crescente domanda, a riannodare i fili lacerati della antiche tradizioni artigiane.

Pubblicazioni:

-La funzione dello stereotipo del criminale nell’ambito dei processi di controllo sociale, “La Questione Criminale”, IV, 2, maggio-agosto 1978, pp. 253-294

-Sociology of Law and the Problematic of the Social Sciences in Italy (in collaborazione con Tamar Pitch), “Law and Society Review”, XII, 4, Summer 1978, pp. 655-684

-Omicidio e mutamento sociale. Ipotesi per una ricerca sui reati di sangue nell’Umbria post-unitaria, “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia. Università degli Studi di Perugia”, Nuova serie vol. II, sezione seconda: studi storico-antropologici, 1978-79, 23 pp.

-I segni del potere. Fenomenologia dell’ archivio giudiziario, “La Questione Criminale”, VI, 1, gennaio-aprile 1980, pp. 47-62

-Pratiche terapeutiche spettacolari nel rito dell’ esecuzione capitale, pp. 125-148 in Vitale Marina – Scafoglio Domenico (curatori) La piazza nella storia: eventi, liturgie, rappresentazioni, Atti del convegno, Salerno, dicembre 1992, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1996, 422 pp.

-Credenze e pratiche relative alla protezione magico-religiosa contro il fulmine e la grandine dalla collezione di amuleti “Giuseppe Bellucci”, pp. 39-89 in “..né porcherie né acque rie..” Forme di protezione magico -religiosa contro il fulmine e la grandine dalla collezione di amuleti “Giuseppe Bellucci”, Catalogo della mostra a cura di Giancarlo Baronti (Perugia l2 aprile – 14 maggio 1995), Perugia, Volumnia Editrice 1995, 91 pp.

-Santuari e luoghi di culto mariano attorno al Iago Trasimeno, pp.311-338 in Itinerari del sacro in Umbria, a cura di Mario Sensi, Firenze, Octavo, 1998

-La cultura popolare e tradizionale, pp. 51-59 in Umbria, Guida rossa del Touring Club Italiano, Milano Touring Editore, 1998

-Dal paese della fame alla città di Cuccagna. Penuria e abbondanza alimentare nel mondo popolare rurale in Umbria, pp. 9-29 in Umbria. Sapori e saperi, Perugia, Regione dell’Umbria, 1999

-Le opere e i santi. Tradizione alimentare e festività rituale in provincia di Terni (provincia di Terni, 2001)

-Le sembianze del male. Precarietà della presenza umana e risorse di salvezza, Catalogo della mostra a cura di Giancarlo Baronti (Corciano 5-26 agosto 2000), Perugia, 2000, 118 pp.

-Parole e cose dell’ Umbria contadina (I924-I930), a cura di Giancarlo Baronti,Paul Scheuermeier  e Carla Gambacorta, Foligno, Editoriale Umbra, 2000, 160 pp.

-La morte in piazza. Opacità della giustizia, ambiguità del boia e trasparenza del patibolo in età moderna, Lecce, Argo, 2000, 416 pp.

-Le macchine del santo. Allegoria e tradizione nei Pugnaloni di Allerona, Terni, Provincia di Terni, 2001, 64 pp.

– Il buon uso dei Santi. San Martino e Sant’Anna: tradizione scritta e autonomia folclorica (Argo, 2005)

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